Micron Document
██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝


🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b

🔍 Search

¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Ictus
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Lmwca'mwcqictus (dal mwcglatino "colpo"), conosciuto anche come mwcwapoplessia, mwdaischemia cerebrale, mwdqcolpo apoplettico, mwdgaccidente o mwdwinsulto cerebrovascolare, mweaattacco cerebrale, o, dall'inglese, mweqstroke, si verifica quando una scarsa perfusione sanguigna al mwegcervello provoca la mwewmorte delle cellule.

Vi sono due tipi principali di ictus, quello mwfqischemico, dovuto alla mancanza del flusso di sangue, e quello mwfgemorragico, causato da un mwfwsanguinamento o mwgaemorragia cerebrale, l'uno può anche seguire l'altro; entrambi portano come risultato una porzione del cervello incapace di funzionare correttamente.cite-ref-hlb2014w-1-0[1] I mwhqsegni e i mwhgsintomi di un ictus possono comprendere, tra gli altri, l'incapacità di muoversi o di percepire un lato del corpo, problemi alla comprensione o all'esprimere parole o la perdita di visione di una parte del mwhwcampo visivo.cite-ref-donnan2008-2-0[2]cite-ref-hlb2014s-3-0[3] Se i sintomi durano meno di una o due ore, l'episodio viene chiamato mwkaattacco ischemico transitorio (TIA).cite-ref-hlb2014s-3-1[3] Gli ictus emorragici possono essere associati ad un forte mwlqmal di testa.cite-ref-donnan2008-2-1[2] I sintomi possono essere permanenticite-ref-hlb2014w-1-1[1] e le complicanze a lungo termine possono includere mwngpolmonite ab ingestis, mwnwdemenza vascolare, mwoaparkinsonismo, mwoqafasia, mwogparaplegia, mwowtetraplegia, mwpaparesi o una mwpqperdita di controllo della vescica.cite-ref-hlb2014s-3-2[3] Può anche causare la morte direttamente, il mwqgcoma o lo mwqwstato vegetativo.

Il principale mwrqfattore di rischio per l'ictus è la mwrgpressione alta,cite-ref-hlb2014c-4-0[4] mentre altri possono essere il mwswfumo di tabacco, l'mwtaobesità, il mwtqcolesterolo alto, il mwtgdiabete mellito, un precedente TIA e la mwtwfibrillazione atriale.cite-ref-donnan2008-2-2[2]cite-ref-hlb2014c-4-1[4] L'ictus ischemico è causato generalmente dall'ostruzione di un vaso sanguignocite-ref-hlb2014t-5-0[5]; l'ictus emorragico, invece, dal sanguinamento intracranicocite-ref-hlb2014t-5-1[5]cite-ref-feigin05-6-0[6] generalmente in seguito alla rottura di un mwzaaneurisma cerebrale.cite-ref-hlb2014t-5-2[5]

La mwagdiagnosi viene generalmente formulata attraverso l'esame clinico. Le tecniche di mwawneuroradiologia, in particolare la mwbatomografia computerizzata e la mwbqrisonanza magnetica, risultano fondamentali per confermare il sospetto clinico, escludere altre patologie, caratterizzare e quantificare le lesioni, pianificare il trattamento. Altri test, come un mwbgelettrocardiogramma (ECG) e gli mwbwesami del sangue sono solitamente eseguiti per determinare i mwcafattori di rischio e per escludere altre possibili cause. L'mwcqipoglicemia, ovvero l'abbassamento dei livelli di mwcgglucosio nel mwcwsangue, può causare sintomi simili.cite-ref-hlb2014d-7-0[7]

La prevenzione comprende un tentativo di diminuzione dei fattori di rischio, nonché, eventualmente l'assunzione di mweqaspirina e/o mwegstatine, l'mwewintervento chirurgico per mantenere pervie le mwfaarterie al cervello nei pazienti con un restringimento problematico e il mwfqfarmaco mwfgwarfarin per coloro che soffrono di fibrillazione atriale.cite-ref-donnan2008-2-3[2]

Il trattamento dell'ictus spesso richiede il ricorso a cure d'emergenzacite-ref-hlb2014w-1-2[1]. L'ictus di tipo ischemico, il più frequente, si può giovare della tradizionale terapia con somministrazione sistemica di fibrinolitico (entro 4-5 ore dall'insorgenza) e, nei centri dotati di unità di mwianeuroradiologia interventistica, del trattamento endovascolare mediante trombectomia meccanica (entro 6-8 ore dall'insorgenza)cite-ref-8[8]. Alcuni ictus emorragici possono essere trattati tramite intervento chirurgico. La mwjqriabilitazione intrapresa nel tentativo di recuperare alcune delle funzionalità perse si svolge idealmente nelle mwjgstroke unit, che tuttavia spesso non sono disponibili in molte parti del mondo.cite-ref-donnan2008-2-4[2] Uno degli approcci di riabilitazione maggiormente diffusi ed utilizzati in occidente è il mwkwConcetto Bobath mwla.

Nel 2010 circa 17 milioni di persone hanno subito un ictus e 33 milioni reduci da un evento di questo tipo erano ancora in vita. Tra il 1990 e il 2010 il numero di ictus che si sono verificati ogni anno è diminuito di circa il 10% nel mondo sviluppato mentre è aumentato del 10% nei mwlgpaesi in via di sviluppo.cite-ref-fei2013-9-0[9] Nel 2013, l'ictus è stato la seconda più frequente causa di morte dopo le mwmwmalattie coronariche, responsabile di 6,4 milioni di decessi (il 12% del totale).cite-ref-gdb2013-10-0[10] Circa 3,3 milioni di morti sono conseguenza dell'ictus ischemico, mentre 3,2 milioni dell'ictus emorragico.cite-ref-gdb2013-10-1[10] In generale, due terzi degli ictus si sono verificati in persone di oltre 65 anni di età.cite-ref-fei2013-9-1[9]

Contents

Storia
Cause
Note

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────

Storia

Alcuni episodi riconducibili all'ictus sono stati segnalati fino dal 2° millennio a.C. nell'antica mwsaMesopotamia e nella Persia.cite-ref-11[11] mwtqIppocrate di Coo (460-370 a.C.) fu il primo a descrivere il fenomeno della mwtgparalisi improvvisa, spesso associato all'mwtwischemia. Il termine "apoplessia", dalla parola mwuagreca che significa "colpito con la violenza", fu utilizzata negli scritti di Ippocrate per descrivere questo fenomeno,cite-ref-stroke1996-thompson-12-0[12] invece il termine mwvqinglese "mwvgstroke", traduzione letterale del termine greco, fu usato come sinonimo già nel 1599.cite-ref-13[13]

Nel 1658, nel suo lavoro mwxaApoplexia, Johann Jacob Wepfer (1620-1695) identificò la causa dell'ictus emorragico osservando durante l'mwxgesame autoptico un sanguinamento nel cervello.cite-ref-stroke1996-thompson-12-1[12]cite-ref-ninds1999-14-0[14] Wepfer individuò anche le principali mwzwarterie che forniscono il cervello, le mw0avertebrali e le mw0qcarotidi, introducendo l'ictus ischemico, noto come infarto cerebrale, suggerendo che fosse dovuto ad un blocco di tali vasi. mw0gRudolf Virchow per primo descrisse il meccanismo della mw0wtromboembolia come un fattore importante.cite-ref-pmid4914683-15-0[15]

Il termine di "accidente cerebrovascolare" è stato introdotto nel 1927 ed esso rifletteva una "crescente consapevolezza e l'accettazione delle teorie vascolari e [...] il riconoscimento delle conseguenze di un improvviso sconvolgimento nella fornitura sanguigna al cervello"..cite-ref-fingerboller2010-16-0[16] Il suo uso è ora sconsigliato da una serie di libri di mw3qneurologia che considerano errata la connotazione di casualità portata dalla parola "accident" che non evidenzia sufficientemente la modificabilità dei fattori di rischio sottostanti.cite-ref-scadding2011-17-0[17]cite-ref-sirvenmalamut2008-18-0[18]cite-ref-kaufmanmilstein2012-19-0[19] Insulto cerebrovascolare o ictus possono essere utilizzati in modo intercambiabile.cite-ref-mosby-20-0[20]

Epidemiologia

Ogni anno si verificano in mwargItalia (dati sulla popolazione del 2001) circa mwark196 000 ictus, di cui circa il 20% è costituito da mwarorecidive (mwars39 000). L'ictus è la terza causa di mwarwmorte dopo le malattie cardiovascolari e le mwar0neoplasie, causando il 10%-12% di tutti i decessi per anno, rappresenta la principale causa d'invalidità e la seconda causa di mwar4demenza.

L'incidenza dell'ictus aumenta progressivamente con l'età raggiungendo il valore massimo negli ultra ottantacinquenni. Il 75% degli ictus, quindi, colpisce i soggetti di oltre 65 anni. Il tasso di prevalenza di ictus nella popolazione anziana (età 65-84 anni) italiana è pari al 6,5%, ed è leggermente più alto negli uomini (7,4%) rispetto alle donne (5,9%). Si calcola che l'evoluzione demografica, caratterizzata da un sensibile invecchiamento, porterà in Italia - se l'incidenza dovesse rimanere costante - a un aumento dei casi di ictus nel prossimo futuro. L'ictus colpisce, sia pure in misura minore, anche giovani e si stima che ogni anno il numero di persone in età produttiva (<65 anni) colpite da ictus sia intorno a mwasa27 000

L'ictus ischemico rappresenta la forma più frequente di ictus (80% circa), mentre le emorragie intraparenchimali riguardano il 15%-20% e le emorragie subaracnoidee il 3% circa. L'ictus ischemico colpisce soggetti di età media superiore a 70 anni, più spesso uomini che donne; quello emorragico intraparenchimale colpisce soggetti leggermente meno anziani, sempre con lieve prevalenza per il sesso maschile; l'emorragia subaracnoidea colpisce più spesso soggetti di sesso femminile, di età media sui 50 anni circa.

La mortalità acuta (a 30 giorni) dopo ictus è pari a circa il 20% mentre quella a 1 anno è pari al 30% circa; le emorragie (parenchimali e sub-aracnoidee) hanno tassi di mortalità precoce più alti (30% e 40% circa dopo la prima settimana; 50% e 45% a 1 mese). A un anno dall'evento acuto, un terzo circa dei soggetti sopravvissuti a un ictus, indipendentemente dal fatto che sia ischemico o emorragico, presenta un grado di disabilità elevato, tanto da poterli definire totalmente dipendenti.

Classificazione

Gli ictus possono essere classificati in due grandi categorie: ischemici ed emorragici.cite-ref-22[22] Gli ictus ischemici sono causati da una interruzione del flusso di sangue al cervello, mentre gli ictus emorragici sono la conseguenza dalla rottura di un vaso sanguigno o di una anomalia della struttura vascolare. Circa l'87% degli ictus sono ischemici e il restante emorragici. L'emorragia può svilupparsi in aree interne all'ischemia, una condizione nota come "trasformazione emorragica". Non si sa quanti ictus emorragici siano effettivamente iniziati come ictus ischemici.cite-ref-donnan2008-2-5[2]

| Ictus | ICD 9 | ICD10 |
|---|---|---|
| emorragico | 437 | I62 |
| ischemico | 446, 434 | I66 |
| mal definito/non specificato | 446 | I67 |
| TIA | 435 | G45 |

Definizione

Nel 1970 l'mwauuOrganizzazione Mondiale della Sanità ha definito l'ictus come un "deficit neurologico di causa cerebrovascolare persistente oltre le 24 ore o che porta al decesso entro 24 ore",cite-ref-23[23] anche se la parola "colpo" è utilizzata da diversi secoli. Questa definizione riflette la possibile reversibilità del danno tissutale, mentre il periodo di tempo di 24 ore è stato scelto arbitrariamente. Tale limite temporale differenzia l'ictus dall'mwauoattacco ischemico transitorio, che è una sindrome correlata ai sintomi dell'ictus e che si risolve completamente entro 24 ore dal suo esordio.cite-ref-donnan2008-2-6[2] Con la disponibilità di trattamenti in grado di ridurre la gravità dell'ictus tempestivamente, molti preferiscono una terminologia alternativa: come attacco cerebrale e sindrome cerebrovascolare ischemica acuta (sul modello, rispettivamente, di mwau8infarto e mwavasindrome coronarica acuta) in modo da riflettere l'urgenza dei sintomi dell'ictus e la necessità di agire rapidamente.cite-ref-24[24]

Ictus ischemico

L'ictus ischemico si verifica quando vi è una diminuzione nel flusso di sangue verso una parte del cervello con una conseguente disfunzione del tessuto cerebrale in tale zona. Vi sono quattro ragioni per cui questo può accadere:

• mwavoTrombosi (ostruzione di un vaso sanguigno per un mwavscoagulo di sangue)
• mwav0Embolia (ostruzione dovuti ad un mwav4embolo proveniente da altre parti del corpo)cite-ref-donnan2008-2-7[2]
• Ipoperfusione sistemica (generale diminuzione afflusso di sangue, ad esempio, in seguito ad uno mwawqstato di shock)cite-ref-25[25]
• mwawoTrombosi venosa.cite-ref-stam2005-26-0[26]

Un evento ischemico senza spiegazione ovvia è definito "criptogenetico" (di origine sconosciuta); ciò costituisce il 30%-40% di tutti gli ictus ischemici.cite-ref-donnan2008-2-8[2]cite-ref-guercini-27-0[27]

Vi sono vari sistemi di classificazione per l'ictus ischemico acuto. La mwaxkOxford Community Stroke Project classification (OCSP, conosciuta anche come la classificazione di Bamford o Oxford) si basa principalmente sui sintomi iniziali; a seconda di dove si verifica lungo il mwaxopoligono di Willis prende nomi diversi: "Infarto della circolazione posteriore" (POCI) quando si verifica sulle mwaxsarterie vertebrali e mwaxwarterie basilari, "Infarto lacunare" (LACI) quando si verifica su un'unica arteria perforante e profonda, interessando il mwax0talamo, la capsula interna o il tronco dell'encefalo, "Infarto della circolazione anteriore parziale" (PACI) quando si verifica sull'mwax4arteria cerebrale media, dopo la sua suddivisione, "Infarto della circolazione totale anteriore" (TACI) quando si verifica sull'mwax8arteria cerebrale media, prima della sua suddivisione. Queste quattro tipologie l'estensione e l'area interessata, la causa di fondo e la mwayaprognosi.cite-ref-28[28]cite-ref-29[29] La classificazione TOAST (mwaykTrial of Org 10172 in Acute Stroke Treatment) si basa sui sintomi clinici e sui risultati di ulteriori indagini; su questa base, un evento viene classificato come dovuto alla (1) la trombosi o embolia dovuta ad mwayoaterosclerosi di una grande arteria, (2) embolia originata nel mwayscuore, (3) completa ostruzione di un vaso sanguigno piccolo, (4) dovuta ad altra causa, (5) causa indeterminata (due possibili cause, nessuna causa identificata o indagini incomplete).cite-ref-30[30] Gli utilizzatori di mwazadroghe stimolanti, come la mwazecocaina e le mwazimetanfetamine, sono ad alto rischio di ictus ischemico.cite-ref-31[31] Anche le mwazcneoplasie (tumore/cancro) posso esserne causa, oltre all'ipertensione (come accade nell'ictus emorragico).cite-ref-32[32]

Emorragica

Una mwaauemorragia intracranica consiste nell'accumulo di sangue in un qualsiasi punto della volta cranica. I principali tipi sono l'mwaacematoma epidurale (sanguinamento tra la mwaagdura madre e il mwaakcranio), l'mwaaoematoma subdurale (nello spazio subdurale) e l'mwaawemorragia subaracnoidea (tra l'mwaa0aracnoide e la mwaa4pia madre).

Una mwabaemorragia cerebrale è, invece, dovuta al sanguinamento all'interno del tessuto cerebrale; può essere dovuto a emorragia intraparenchimale o mwabiemorragia intraventricolare (sangue nel mwabmsistema ventricolare). La maggior parte degli ictus emorragici hanno sintomi specifici e in particolare mwabqmal di testa o un mwabutrauma cranico precedente.

Segni e sintomi

Solitamente i mwabgsintomi dell'ictus esordiscono improvvisamente, nell'ordine dei secondi o qualche minuto, e nella maggior parte dei casi non progrediscono ulteriormente. I sintomi dipendono dall'area del cervello colpita: più essa è estesa, maggiori sono le funzioni che potrebbero essere compromesse. Alcune forme di ictus possono causare sintomi aggiuntivi. Ad esempio, nel caso di emorragia intracranica, la zona interessata potrebbe comprimere altre strutture. La maggior parte delle forme di ictus non sono associate con il mwabkmal di testa, ad eccezione dell'mwaboemorragia subaracnoidea e della mwabstrombosi venosa cerebrale e, talvolta, dell'emorragia intracerebrale.

Il riconoscimento precoce

Vari sistemi sono stati proposti per facilitare un precoce riconoscimento di ictus. Ad esempio, una improvvisa insorgenza di debolezza alla faccia, la deriva di un braccio (cioè, se a una persona si chiede di alzare entrambe le braccia, essa lascia involontariamente un braccio alla deriva verso il basso) e una difficoltà nel parlare, sono dei segni che molto probabilmente possono portare alla corretta identificazione di un caso di ictus. Analogamente, quando nessuna di queste condizioni si verifica, la probabilità di ictus diminuisce significativamente.cite-ref-pmid15900010-33-0[33] Anche se questi risultati non sono indicativi di una diagnosi certa di ictus, la facilità e la velocità con cui possono essere valutati, rende loro molto preziosi durante la fase acuta.

Per i pazienti che si recano al mwacmpronto soccorso, il riconoscimento precoce dell'ictus è ritenuto un aspetto importante, in quanto questo può accelerare i test diagnostici e i trattamenti. L'adozione di un sistema di punteggio chiamato ROSIER ("mwacqRecognition Of Stroke In the Emergency Room", riconoscimento di ictus al pronto soccorso) è consigliata per questo scopo; esso si basa sulle caratteristiche della storia medica e della mwacuvisita medica.cite-ref-34[34]

Locked in sindrome (LIS)

Una forma particolarmente grave, invalidante e generalmente irreversibile è l'ictus che colpisce il mwadotronco cerebrale causando la sindrome definita mwadslocked-in ("LIS")cite-ref-36[36] con il risultato che il paziente, pur rimanendo perfettamente cosciente e presente agli avvenimenti attorno a lui, si trova mwaeequadriplegico (totale paralisi) e incapace a parlare (mwaeianartria) conservando l'unico movimento: muovere gli occhi verso l'alto e il basso (non lato a lato) insieme a potere aprire o chiudere una o le due mwaempalpebre, se l'altro occhio non rimane totalmente chiuso. Viene detta sindrome del mwaeqchiavistello proprio perché si diviene letteralmente prigionieri del proprio corpo dando agli altri l'impressione della morte apparente causando spesso il panico nel paziente, ben cosciente del suo stato, bisognoso di assistenza totale ma purtroppo incapace di reagire. Fu colpito da questa patologia il giornalista francese mwaeuJean-Dominique Bauby del quale ha avuto rilievo internazionale il libro dettato da lui stesso in condizioni estremamente difficilicite-ref-37[37] (ma ingegnose nella soluzione) al quale vi è stata, in seguito, la trasposizione cinematografica mwaeomwaesLo scafandro e la farfalla (2007).

Cause

L'ictus trombotico

Nel caso di ictus trombotico, un trombocite-ref-38[38] (un mwafccoagulo di sangue) si forma solitamente intorno alle placche mwafgaterosclerotiche. Poiché l'ostruzione dell'arteria avviene in modo graduale, l'insorgenza dei sintomi dell'ictus trombotico avviene più lentamente rispetto a quella di un ictus emorragico. Se il trombo dovesse staccarsi e quindi viaggiare nel sangue, assumendo così il nome di mwafkembolo, potrebbe portare ad un ictus embolico. Due tipi di mwafotrombosi possono causare un ictus:

• mwaf0Malattia dei grandi vasi che coinvolge le mwaf4arterie carotidee comuni ed mwaf8interne, l'mwagaarteria vertebrale e il mwagecircolo di Willis.cite-ref-39[39] Le condizioni patologiche che possono formare trombi nei grandi vasi sono (in ordine discendente di mwagyincidenza): Aterosclerosi, mwagcvasocostrizione (restringimento delle arterie), mwaggdissecazione aortica, carotidea o vertebrale, varie mwagkmalattie infiammatorie della parete dei vasi sanguigni (mwagoarterite di Takayasu, mwagsarterite a cellule giganti, mwagwvasculite), mwag0vasculopatia non infiammatoria, mwag4Malattia Moyamoya e mwag8displasia fibromuscolare.
• mwaheMalattia dei piccoli vasi che coinvolge le piccole arterie all'interno del cervello: rami del circolo di Willis, dell'mwahiarteria cerebrale media e arterie derivanti dal tratto distale della mwahmarteria vertebrale e dell'mwahqarteria basilare.cite-ref-40[40] Le malattie che possono portare alla formazione di trombi nei piccoli vasi sono (in ordine decrescente di incidenza): lipoialinosi (accumulo di materia grassa ialina nel vaso sanguigno a causa della mwahkpressione arteriosa alta e dell'invecchiamento), la mwahonecrosi fibrinoide e mwahsmicroateromi (piccole placche aterosclerotiche).cite-ref-41[41]

L'mwaieanemia falciforme, che comporta una modificazione nella morfologia dei mwaiiglobuli rossi, può portare anche all'ostruzione dei vasi e quindi ad un ictus. Un ictus è la seconda causa di morte nelle persone di età inferiore ai 20 anni con l'anemia falciforme.cite-ref-ninds1999-14-1[14] Anche l'mwaicinquinamento dell'aria può aumentare il rischio di ictus.cite-ref-42[42]

Ictus embolico

Per ictus embolico si intende una ostruzione di un'arteria dovuta ad un mwai4embolo, una particella che viaggia nel sangue arterioso e proveniente da altrove. Un embolo è più frequentemente un trombo, ma può anche essere una serie di altre sostanze, compreso il mwai8grasso (per esempio, dal mwajamidollo osseo in seguito ad una mwajefrattura ossea), aria, mwajicellule tumorali o gruppi di mwajmbatteri (solitamente da mwajqendocardite infettiva).cite-ref-robbins-43-0[43]

Poiché un embolo ha origine altrove, la terapia locale risolve il problema solo temporaneamente e pertanto, la fonte dell'embolo deve essere identificata. L'ostruzione da embolo è caratterizzata da una improvvisa insorgenza e i mwajosintomi solitamente sono più evidenti nelle fasi iniziali. Inoltre, i sintomi possono essere transitori: ciò si verifica quando l'embolo viene parzialmente riassorbito o si muove disgregandosi.

Frequentemente gli emboli hanno origine dal cuore (soprattutto nel caso di mwajwfibrillazione atriale) ma possono provenire da qualsiasi altra parte dell'albero arterioso. Nell'mwaj0embolia paradossa, si può avere un ictus embolico a partire da un embolo formatosi nel sistema venoso (mwaj4trombosi venosa profonda) che raggiunge il sistema arterioso attraverso un eventuale mwaj8difetto interatriale, un mwakadifetto interventricolare o di una mwakefistola artero-venosa.cite-ref-robbins-43-1[43]

Le cause di ictus embolico legate a patologie o condizioni cardiache, possono essere distinte tra cause a rischio elevato e a basso rischio:cite-ref-ay-44-0[44]

• Rischio elevato: mwak0fibrillazione atriale, mwak4malattia reumatica della mwak8valvola mitralica o mwalaaortica, presenza di mwaleprotesi valvolare cardiaca, presenza nota di un trombo cardiaco dell'atrio o del ventricolo, mwalisindrome del seno malato, mwalmflutter atriale, recente mwalqinfarto miocardico, infarto miocardico cronico con mwalufrazione d'eiezione minore del 28%, mwalyinsufficienza cardiaca congestizia sintomatica con frazione d'eiezione minore del 30%, mwalccardiomiopatia dilatativa, mwalgendocardite di Libman-Sacks, mwalkendocardite non infettiva, mwaloendocardite infettiva, mwalsfibroelastoma papillare, mwalwmixoma atriale e presenza di un mwal0bypass coronarico.
• Basso rischio/rischio potenziale: calcificazione dellmwal8'mwamaanulus della mwamevalvola mitrale, mwamiforame ovale pervio, mwammaneurisma del setto interatriale, aneurisma del mwamqsetto interatriale con forame ovale pervio, aneurisma del ventricolo sinistro senza trombo, mwamuateroma complesso nell'mwamyaorta ascendente o nell'mwamcarco prossimale.

Trombosi venosa

La mwamotrombosi del seno venoso cerebrale è una condizione che comporta un aumento della pressione venosa nel cervello. Questa può superare la pressione del sangue arterioso e provocare mwamsemorragie.cite-ref-stam2005-26-1[26]

Emorragia intracerebrale

Si verifica, in genere, nelle piccole arterie o arteriole del cervello ed è spesso causata dall'mwaniipertensione,cite-ref-45[45] da malformazioni vascolari intracraniche (compresi mwancemangiomi cavernosi o mwangmalformazioni artero-venose), da mwankangiopatia amiloide o infarti cerebrali in cui si è verificata una emorragia secondaria.cite-ref-donnan2008-2-9[2] Altre cause possibili sono mwan4traumi, disturbi emorragici, mwan8angiopatia amiloide, consumo di mwaoasostanze stupefacenti (ad esempio, mwaoeanfetamina o mwaoicocaina). L'mwaomematoma formatosi si allarga fino a quando la pressione dal tessuto circostante limita la sua crescita o fino a quando non si decomprime svuotandosi nel mwaoqsistema ventricolare o nel mwaouliquido cefalorachidiano. Un terzo delle emorragie intracerebrali si verifica nei ventricoli cerebrali, con un mwaoytasso di mortalità del 44% dopo 30 giorni, un valore superiore all'ictus ischemico o all'mwaocemorragia subaracnoidea (che tecnicamente può anch'essa essere classificata come un tipo di ictuscite-ref-donnan2008-2-10[2]).

Ictus silente

Un ictus silente è un ictus che non presenta alcun sintomo esteriore e, solitamente, i pazienti non sono consapevoli di averlo avuto. Pur non causando sintomi identificabili, un ictus silente porta a dei danni al cervello e pone il paziente verso un aumento del rischio di incorrere in futuro sia in un mwao8attacco ischemico transitorio, che in un ictus maggiore. Inoltre, coloro che hanno avuto un ictus grave sono a rischio di avere ictus silenti.cite-ref-46[46] In un ampio studio, si è stimato che oltre 11 milioni di persone negli mwapqStati Uniti avessero avuto un ictus. Circa mwapu770 000 di questi eventi erano sintomatici, mentre 11 milioni erano infarti o emorragie silenti. Gli ictus silenti tipicamente causano lesioni che vengono rilevate attraverso l'uso di tecniche di mwapymwapcneuroimaging come la mwapgrisonanza magnetica. Si suppone che gli ictus silenti si verifichino cinque volte più frequentemente rispetto agli ictus sintomatici.cite-ref-dutch-tia92-47-0[47]cite-ref-48[48] Il rischio di ictus silenti aumenta con l'età, ma può colpire anche giovani adulti e bambini, in particolare coloro che presentano una acuta mwaqeanemia.cite-ref-dutch-tia92-47-1[47]cite-ref-49[49]

Fattori di rischio

Gli studi epidemiologici hanno individuato molteplici fattori che aumentano il rischio di ictus. Alcuni di questi fattori (principalmente l'età), non possono essere modificati, ma costituiscono tuttavia importanti indicatori per definire le classi di rischio. Altri fattori possono essere modificati con misure non farmacologiche o farmacologiche. Il loro riconoscimento costituisce la base della prevenzione sia primaria sia secondaria dell'ictus. I fattori di rischio modificabili ben documentati sono:

• alcune cardiopatie (in particolare, mwarafibrillazione atriale);
• mwaridiabete mellito;
• mwaryipertrofia ventricolare sinistra;
• eccessivo consumo di mwarwalcol;
• ridotta attività fisica.

Sono stati descritti altri fattori che probabilmente aumentano il rischio di ictus, ma che al momento non appaiono completamente documentati come fattori di rischio. Fra questi:

• mwasedislipidemia;
• alcune cardiopatie (mwasmforame ovale pervio, mwasqaneurisma settale);
• mwasyplacche dell'mwascarco aortico;
• uso di contraccettivi orali;
• mwaswsindrome metabolica e mwas0obesità;
• mwas8emicrania;
• anticorpi antifosfolipidi;
• fattori dell'emostasi;
• infezioni;
• uso di mwatqdroghe;

Sintomi

Quando si è colpiti da un ictus improvvisamente compaiono varie combinazioni di alcuni disturbi:

• non riuscire a parlare nel modo corretto (non trovare le parole o non comprendere bene quanto ci viene detto: mwatsafasia; pronunciarle in modo sbagliato: mwatwdisartria);
• perdere la forza in metà corpo (metà faccia, braccio e gamba, dal lato destro o da quello sinistro: mwat4emiplegia o mwat8emiparesi);
• sentire dei formicolii o perdere la sensibilità in metà corpo (in modo analogo alla forza: mwaueemiipoestesia e mwauiparestesia);
• non vedere bene in una metà del campo visivo, ossia in quella parte di spazio che si abbraccia con uno sguardo (mwauqemianopsia);
• vi possono essere altri sintomi ancora come la maldestrezza, l'assenza di equilibrio e le mwauyvertigini (sempre associate ad altri disturbi: una crisi vertiginosa isolata difficilmente è causata da un ictus);
• le emorragie più gravi, soprattutto l'mwaugemorragia subaracnoidea, si annunciano con un improvviso mal di testa (mwaukcefalea), molto più forte di quello sperimentato in passato, che viene assimilato a un colpo di pugnale inferto alla nuca.

Conseguenze

L'ictus è una malattia grave. Alcuni, meno fortunati perché hanno lesioni più estese o un decorso aggravato da complicanze, non superano la fase acuta della malattia e muoiono durante le prime settimane. Per altri, una volta superata la fase acuta, si assiste a un miglioramento – fatto che offre motivi di speranza. Quando si verifica un ictus alcune mwauwcellule cerebrali vengono lesionate in modo reversibile, altre muoiono. Le cellule che non muoiono possono riprendere a funzionare. Inoltre nelle fasi acute dell'ictus, intorno alle aree lese il cervello si gonfia per effetto dell'mwau0edema. Quando l'edema si riduce il funzionamento delle aree sane del cervello riprende regolarmente. Infine altre aree sane del cervello possono sostituire le funzioni di quelle lesionate per via delle connessioni proprie del mwau4Connettoma. Ovviamente le possibilità di recupero variano in relazione all'estensione della lesione, alla particolarità della zona colpita e al tipo di percorso riabilitativo che viene seguito. Gli effetti dell'ictus variano molto nelle diverse persone: alcune sperimentano solo disturbi lievi, che con il tempo divengono quasi trascurabili, altri, invece, portano gravi segni della malattia per mesi o per anni. Complessivamente delle persone che sopravvivono a un ictus, il 15% viene ricoverato in reparti di lungodegenza; il 35% presenta una grave mwau8invalidità e una marcata limitazione nelle mwavaattività della vita quotidiana; il 20% necessita di assistenza per la mwavedeambulazione; il 70% non riprende la precedente occupazione. Potrebbero capitare anche piccole forme di perdite di memoria temporanee e chi è affetto da questa malattia potrebbe riprendere l'uso della parola e non capire la sua situazione.

Diagnosi di ictus

All'ingresso in ospedale vengono di regola effettuati i seguenti esami: mwavqradiografia del mwavutorace, mwavyelettrocardiogramma, esami ematochimici (mwavcesame emocromocitometrico con mwavgpiastrine, mwavkglicemia, elettroliti sierici, mwavscreatininemia, mwavwazoto ureico, mwav0bilirubina, mwav4transaminasi, mwav8tempo di protrombina, mwawaAPTT).

Le diagnosi di TIA e di ictus sono diagnosi cliniche. Tuttavia la mwawitomografia computerizzata (mwawmTC) e la mwawqrisonanza magnetica (RM) senza mezzo di contrasto sono utili per escludere patologie che possono mimare l'ictus e permettono di documentare la presenza di una lesione, la natura ischemica di questa, la sua sede ed estensione, la congruità con la sintomatologia clinica.

Imaging neuroradiologico

La TC è l'esame di prima istanza da eseguire in corso di ischemia acuta in quanto tecnica rapida, ampiamente disponibile e in grado di fornire tutte le informazioni necessarie: escludere alcuni "stroke mimickers", individuare la presenza di emorragie (differenziando quindi l'ictus ischemico da quello emorragico) e riconoscere i segni precoci di ischemia, che precluderebbero la possibilità di effettuare un trombolitico medico o interventistico.

Nel caso di ictus ischemico o di ictus emorragico con presenza di emorragia subaracnoidea, all'esame TC di base dovrebbe sempre seguire l'esecuzione di uno studio angio-TC: nel primo caso per individuare la presenza di un trombo in un grosso vaso, che può eventualmente essere rimosso, nel secondo caso per ricerca la presenza di malformazioni vascolari che possono aver determinato l'emorragia subaracnoidea (aneurismi, malformazioni artero-venose, fistole durali, ecc.). Gli angiografi di nuova generazione sono in grado di eseguire studi TC direttamente con l'angiografo; l'obiettivo è quello di creare un ambiente in cui il neuroradiologo può eseguire la TC e l'angiografia diagnostiche e l'eventuale trattamento endovascolare senza necessità di trasferimenti del paziente e guadagnando così del tempo prezioso.

Lo studio RM dovrebbe essere riservato a casi selezionati in cui è necessaria una più accurata valutazione delle condizioni del parenchima cerebrale, che la RM è in grado di compiere in modo molto più preciso e precoce rispetto alla TC; in particolare è impiegata nella valutazione delle strutture nervose della fossa cranica posteriore in corso di ictus del circolo vertebro-basilare, dove la TC risente maggiormente della presenza di artefatti e ha più scarsa accuratezza diagnostica, e dove spesso la clinica è di minore aiuto per il rapido scadimento dello stato di coscienza del paziente.

In assenza di criteri d'urgenza o di sintomatologia in atto, quando si sospetta una mwawwstenosi carotidea si effettua un'mwaw0ecografia Doppler dei tronchi sovra-aortici soprattutto ai fini della scelta terapeutica in senso chirurgico, eventualmente completando la valutazione con altre tecniche mwaw4neuroradiologiche non invasive (angio-RM; angio-TC). Lo studio eco-Doppler permette inoltre un migliore inquadramento eziopatogenetico.

Trattamento

L'ictus è un'urgenza medica che richiede un ricovero immediato in ospedale. Il paziente con ictus va sempre ricoverato perché è solo con gli accertamenti eseguibili in regime di ricovero che si può rapidamente diagnosticare sede, natura e origine del danno cerebrale, oltre che evidenziare e curare eventuali complicanze cardiache, respiratorie e metaboliche.

La terapia specifica nelle prime ore si basa sulla disponibilità di strutture e di personale dedicati alla cura dell'ictus (stroke unit) e nel caso dell'ictus ischemico, sulla possibilità di sciogliere il coagulo nelle prime 4-5 ore (mwaxitrombolisi), di asportare meccanicamente il trombo mediante mwaxmprocedure interventistiche di tromboaspirazione o di recupero con stentriever, e di contrastare la formazione di ulteriori trombi attraverso farmaci che prevengono l'aggregazione delle piastrine (mwaxqantiaggreganti, in primo luogo, l'mwaxuacido acetilsalicilico).

Trombolisi

Gli studi clinici di trombolisi hanno portato ad accumulare dati su un notevole numero di pazienti, così da consentire una valutazione delle possibilità offerte da tale trattamento. Il farmaco (r-tPA: recombinant tissue plasminogen activator) deve essere somministrato per mwaxkvia endovenosa nelle prime 4.5 ore. L'efficacia del trattamento diminuisce progressivamente dopo le 3 ore. I dati infatti indicano che per ogni mwaxo1 000 pazienti trattati, 57 di quelli trattati entro 6 ore e 140 di quelli trattati entro 3 ore evitano morte o dipendenza a 3 mesi, malgrado la comparsa di emorragia secondaria sintomatica in 77 pazienti in più (non fatale in 48 casi, fatale in 29 casi) quando trattati entro 6 ore.

La mwaxwtrombolisi va effettuata in centri esperti, dotati di caratteristiche organizzative che consentano di minimizzare l'intervallo di tempo fra arrivo del paziente e inizio del trattamento, e che assicurino una monitorizzazione accurata dello stato neurologico e della mwax0pressione arteriosa per le 24 ore successive al trattamento. La selezione dei pazienti candidati alla trombolisi deve essere accurata, secondo criteri di esclusione atti a ottimizzare il rapporto rischi/benefici del trattamento.

Trombectomia meccanica

Nei centri dotati di unità di mwayaneuroradiologia interventistica, nel caso di occlusione dei tronchi arteriosi maggiori (mwayecarotide interna, mwayiarteria cerebrale media, mwaymarteria basilare) è sempre più frequentemente impiegato il trattamento con tecniche avanzate di trombectomia meccanica per via arteriosa endovascolare, con l'impiego di strumentazione che permette l'aspirazione diretta del trombo o il recupero dello stesso con dispositivi dedicati (stent retriever o stentriever)cite-ref-50[50].

Tali tecniche, introdotte negli ultimi 10 anni, sono state recentemente validate da trial clinici ne hanno dimostrato l'efficacia anche in una finestra temporale più ampia di quella della trombolisi endovenosacite-ref-51[51].

Antiaggreganti e anticoagulanti

L'mwazeaspirina (mwaziantiaggregante piastrinico) viene prescritta in fase acuta (a un dosaggio consigliato di 300mwazm mg) in tutti i pazienti con l'esclusione di quelli candidati al mwazqtrattamento trombolitico (nei quali può essere cominciato dopo 24 ore) o con indicazione al mwazutrattamento anticoagulante. In alternativa (per i pazienti già in trattamento con aspirina prima dell'ictus e per quelli che hanno controindicazioni all'uso dell'aspirina) si utilizzano mwazyticlopidina, mwazcclopidogrel o mwazgdipiridamolo.

I pazienti con mwazofibrillazione atriale non valvolare vengono trattati con terapia mwazsanticoagulante orale come pure i pazienti con altra eziologia cardioembolica che hanno un elevato rischio di mwazwrecidiva precoce (mwaz0valvulopatie con o senza fibrillazione atriale), o fra 2,5 e 3,5 (mwaz4protesi valvolari meccaniche). Nei casi con patologia aterotrombotica dei vasi arteriosi extracranici che, malgrado adeguata terapia antiaggregante, presentano ripetute recidive, è indicata la terapia anticoagulante orale.

Emorragia cerebrale

In caso di emorragia intracerebrale spontanea non vi è alcuna superiorità in termini di beneficio del trattamento neurochirurgico precoce rispetto al trattamento inizialmente conservativo. Il trattamento chirurgico dell'emorragia cerebrale è tuttavia indicato in alcuni casi (emorragie cerebellari di diametro superiore a 3mwa0i cm; emorragie lobari di grandi o medie dimensioni in rapido deterioramento). Sono in sperimentazione farmaci che permettono di contrastare l'espansione dell'emorragia. Il trattamento generale coincide con quello dell'ictus ischemico.

In caso di emorragia subaracnoidea da rottura di malformazione vascolare (aneurismi, malformazioni artero-venose o MAV, fistole durali, ecc) è necessario, ove possibile, risolvere la causa del sanguinamento con tecnica endovascolare o chirurgica. La prima ha il vantaggio della minore invasività e sta diventando la tecnica più utilizzata nei centri a elevata casistica; la seconda rimane la tecnica di scelta in alcune localizzazioni favorevoli (per esempio per gli aneurismi di arteria cerebrale media), in gran parte delle MAV e nei casi in cui è necessario evacuare contestualmente un ematoma. Tutti i casi andrebbero valutati congiuntamente dal neuroradiologo interventista e dal neurochirurgo per offrire la migliore opzione di trattamento sul singolo paziente.

Trattamento generale

Nelle prime 48 ore dall'esordio di un ictus vengono sorvegliate le funzioni vitali (mwa0yritmo cardiaco e mwa0cfrequenza cardiaca, pressione arteriosa, mwa0gsaturazione dell'ossigeno nel sangue e temperatura) e lo stato neurologico (monitoraggio). Vanno prevenute le infezioni urinarie (evitando, per esempio il mwa0kcatetere vescicale) e polmonari e va posta particolare attenzione allo stato nutrizionale del paziente, tenendo presente che è importante riconoscere la presenza di un disturbo della deglutizione (mwa0odisfagia). Vanno prevenute anche le mwa0strombosi venose profonde in pazienti a rischio elevato. Vanno trattate le eventuali mwa0wcrisi epilettiche e l'mwa00edema cerebrale. Di particolare importanza è la mobilizzazione precoce, ossia la possibilità di far muovere il paziente, già nelle prime ore dopo l'ictus. Le esigenze globali del paziente che ha subito un ictus possono essere così sintetizzate:

• minimizzare il rischio di morte del paziente per cause cerebrali, cardiocircolatorie, respiratorie, infettive, metaboliche;
• contenere gli esiti della malattia limitando il danno cerebrale e le sue conseguenze;
• evitare le recidive di danno vascolare dell'encefalo;
• limitare la comorbosità conseguente al danno neurologico, alle condizioni cardiocircolatorie e all'immobilità;
• favorire il recupero delle abilità compromesse dall'ictus allo scopo di promuovere il reinserimento sociale e di utilizzare le capacità operative residue;
• definire la mwa1yprognosi del mwa1cquadro clinico osservato e i bisogni a questo correlati, al fine di agevolare la riorganizzazione precoce dell'attività del paziente e soddisfare la sua richiesta di assistenza.

Riabilitazione

Il recupero funzionale del controllo posturale, dell'arto superiorecite-ref-52[52] e della deambulazione, rappresentano obiettivi a breve, medio e lungo termine del progetto riabilitativo, che dovrebbe essere il prodotto dell'interazione tra il personale sanitario, il paziente e la sua famigliacite-ref-53[53]. Il mwa2iMedico Fisiatra è la figura professionale di riferimento, che coordina un team interprofessionale (mwa2mfisioterapisti, infermieri, neurologi, terapisti occupazionali, riabilitatori delle funzioni superiori e del linguaggio). Il team si riunisce periodicamente per identificare i problemi attivi, definire gli obiettivi riabilitativi più appropriati, monitorare i progressi e pianificare la dimissione.

Dopo la fase acuta, la cura può proseguire in strutture specializzate per la riabilitazione, in regime ambulatoriale, e in tutte le strutture riabilitative private che si occupano di recupero nel lungo periodo, tenendo conto delle esigenze a lungo termine del soggetto colpito. Le attività assistenziali a fini riabilitativi dopo un ictus hanno caratteristiche distinte a seconda dell'epoca di intervento e richiedono il contributo di operatori diversi, a seconda degli obiettivi consentiti dalle condizioni cliniche, ambientali e delle risorse assistenziali disponibili.

Il mwa2yfisioterapista accompagna i pazienti dalla fase acuta fino al trattamento che continua anche a diversi anni dall'evento. Il trattamento dei disturbi del linguaggio (afasia) richiede preliminarmente una dettagliata valutazione da parte di operatori competenti e il coinvolgimento di un terapista del linguaggio (mwa2clogopedista, mwa2gNeuropsicologo) ed è mirato a recuperare la capacità di comunicazione globale, di comunicazione linguistica, di lettura, di scrittura e di calcolo oltre che a promuovere strategie di compenso atte a superare i disordini di comunicazione e ad addestrare i familiari alle modalità più valide di comunicazione.

I dati attualmente disponibili non consentono di documentare una maggiore efficacia di alcune metodiche rieducative rispetto ad altre. La riabilitazione può dividersi in base agli orientamenti dell'équipe in restorativa o compensatoria. La riabilitazione restorativa prevede lo stimolo della neuroplasticità del paziente per migliorare e recuperare le funzioni, mentre la compensatoria prevede l'utilizzo di ausili per ovviare ai deficit del paziente. Nel contesto di un progetto riabilitativo comprendente tecniche volte a compensare i deficit, si prevede la possibilità di utilizzare presidi come mwa2oortesi e ausili. È utile che i familiari del soggetto colpito da ictus vengano informati, in maniera chiara, sulle conseguenze dell'ictus, e sulle possibilità di recupero, soprattutto in termini di deterioramento cognitivo, incontinenza sfinterica e disturbi psichici, oltre che sulle strutture locali e nazionali fruibili per l'assistenza al soggetto malato. Gli operatori sociali, al fine di organizzare e supportare le risorse disponibili, ma anche di contenere lo stress dei familiari del soggetto colpito da ictus. Anche i pazienti più anziani possono essere riabilitati: è importante che in questi casi la riabilitazione sia guidata da un processo di valutazione multidimensionale geriatrica. La letteratura scientifica non definisce una data entro la quale termina il recupero funzionale, è importante incentivale la prosecuzione della riabilitazione anche a distanza dall'ictus, poiché la neuroplasticità può essere sempre guidata e può portare a miglioramenti funzionali anche dopo diversi anni di lavoro.

Circa un terzo dei pazienti colpiti da ictus va incontro a depressione. Questi pazienti lamentano molti segni fisici di depressione (stanchezza, disturbi del sonno, di concentrazione, dell'appetito, ecc.). La depressione post-ictus aumenta il rischio di mortalità sia a breve sia a lungo termine dopo l'evento ictale; rappresenta un fattore prognostico sfavorevole sullo stato funzionale del paziente sia a breve sia a lungo termine; aumenta il rischio di cadute del paziente e ne peggiora la qualità di vita. In questi casi è opportuno cominciare precocemente un trattamento antidepressivo, anche per ridurne l'impatto sfavorevole sull'attività riabilitativa.
La malattia cerebrovascolare comporta un aumento del rischio di decadimento cognitivo e la demenza vascolare rappresenta la seconda più frequente forma di decadimento cognitivo cronico. Circa il 20%-25% dei casi di demenza è infatti dovuto alle malattie cerebrovascolari.

La Riabilitazione Robot - Assistita

La riabilitazione robot - assistita viene inserita tra gli interventi riabilitativi integrandosi alla terapia riabilitativa standard. Le tecnologie robotiche sono dotate di sistemi adattivi in grado di implementare un percorso individualizzato sul paziente, sulla base delle sue capacità residue ed esigenze, garantendo il recupero funzionale in diversi ambiti, Inoltre, i sistemi robotici permettono di quantificare i parametri dei movimenti, poiché caratterizzati da alti livelli di intensità e riproducibilità dei gesti motori. A questo proposito, la tecnologia robotica può essere definita come metodologia efficace nella riabilitazione post-ictus grazie all'elevata ripetitività e intensità dell'esercizio, che determinano processi di neuroplasticità e riorganizzazione, promuovendo il recupero funzionale motorio.cite-ref-54[54]

L'interazione uomo-robot che ne deriva permette un compenso reciproco delle limitazioni che entrambi presentano, ad esempio in termini di accuratezza e velocità di movimento.

Gli Esoscheletri

Gli esoscheletri sono caratterizzati da una struttura che permette di replicare al meglio l'aspetto di un arto funzionante, rispettandone l'asse di movimento. La ragione di tale caratteristica è l'aspetto meccanico e tecnologico dell'esoscheletro, che può essere indossato dal paziente e ne segue i movimenti da lui svolti. I vantaggi degli esoscheletri sono un maggior controllo dei singoli giunti articolari e delle sinergie muscolari. Tuttavia, vi è una limitazione, cioè l'aspetto antropometrico dell'esoscheletro, il quale richiederebbe una progettazione maggiormente accurata, poiché quest'ultima, così come la complessità funzionale e tecnica, incidono sui requisiti antropometrici dei pazienti, essendo estremamente individualizzati.cite-ref-55[55]

La classificazione degli esoscheletri varia in base al numero di articolazioni che questi sono in grado di controllare e ai distretti corporei, così come l'assistenza gravitazionale che alcuni esoscheletri sono in grado di fornire in particolari protocolli riabilitativi. Per questa ragione esistono differenti esoscheletri che possono essere totalmente indossabili, e quindi utilizzati maggiormente per il recupero delle funzioni deambulatorie, parzialmente indossabili per l'arto superiore o per l'arto inferiore, e quindi utilizzati per il recupero di specifiche funzioni motorie che necessitano di un intervento per il recupero e/o mantenimento delle attività di vita quotidiana (ADLs).

I sistemi end-effector

I sistemi end-effector sono dispositivi in cui il contatto fra la struttura meccanica e il paziente è limitato all'effettore a cui il soggetto è collegato tramite un’interfaccia. Sono terapie robotiche inserite nei programmi di riabilitazione post-isctus, essi sono dispositivi impiegati principalmente nella riabilitazione dell’arto superiorecite-ref-0-56-0[56]

Questi dispositivi apportano diversi vantaggi in quanto sono dotati di una configurazione molto semplice: applicano forze meccaniche alle regioni distali degli arti come ad esempio la mano, se si parla dell’arto superiore, inoltre, hanno capacità di intervenire separatamente su distretti prossimali e distali, oltre all’utilizzo di sinergie di controllo motorio che danno possibilità di programmare i gesti motori.

Tuttavia, vi sono alcuni svantaggi rappresentati dalla possibilità di esecuzione di gesti esclusivamente non composti, l’interazione puramente distale (end), un limitato controllo delle articolazioni prossimali e dei singoli giunti articolari.cite-ref-0-56-1[56]

mwa4gG-EO System

È un dispositivo robotico utilizzato per la riabilitazione del passo, simula il cammino e le scale (salita e discesa), è caratterizzato da un’imbragatura che consente al paziente di mantenere la posizione eretta e di appoggiare i piedi su due piastre, dotate di un sistema di slitte che permette la trasmissione del movimento agli arti inferiori, adattandosi alle capacità individuali dei pazienti.

Questo sistema permette di eseguire i movimenti parziali della deambulazione: in modo da gestirne le fasi specifiche in modo isolato (preswing, swing e stance). La ripetitività e la facilitazione dei movimenti dell’arto inferiore garantite da questo sistema, permettono l’esecuzione fisiologica dell’oscillazione dell’arto inferiore nel corso della deambulazione. Il G-EO System è in grado di sostenere dinamicamente il peso corporeo del paziente grazie ad un’imbragatura di sostegno ed è caratterizzato da un tappeto, simile ad un tapis-roulant, dotato di piattaforme. Infine, un’interfaccia computerizzata collegata al robot consente all’operatore di visualizzare in tempo reale le prestazioni del paziente.cite-ref-0-56-2[56]

mwa5aMIT MANUS

Si tratta di un dispositivo implicato nella riabilitazione robot-assistita per il recupero dell’arto superiore, nello specifico della spalla e del gomito.

Il dispositivo è dotato da tre gradi di libertà di movimento, rappresentati da flesso-estensione, abduzione-adduzione, pronazione-supinazione e permette inoltre due aggiuntivi gradi di movimento passivi della spalla, del gomito e del polso, inoltre, permette di guidare e perturbare il movimento dell’arto superiore, registrando dati relativi alla velocità e alle forze applicate.cite-ref-57[57]

MIT-MANUS consente il movimento sul piano orizzontale e dispone di un’interfaccia interattiva che mostra videogiochi a cui il paziente si riferisce portando a termine alcuni compiti motori, permettendo il raggiungimento degli obiettivi muovendo l’effettore dello strumento.cite-ref-58[58]

mwa50MIME

MIME è un dispositivo che combina il recupero unilaterale e bilaterale dell’arto superiore, aumentando l’efficacia del trattamento, poiché il secondo enfatizza il primo. L’intervento unilaterale coinvolge le vie corticospinali dell’emisfero controlaterale lesionato, mentre l’approccio bilaterale interviene a livello dell’emisfero non lesionato.cite-ref-59[59]cite-ref-60[60]

L'ictus nel bambino

Anche il paziente pediatrico può essere soggetto ad un accidente cerebrovascolare; in particolare i dati statistici documentano come ci sia una maggiore incidenza di ictus ischemici. L'interesse della ricerca riguardante lo stroke pediatrico è recente, infatti le linee guida di riferimento sono datate 2004; in precedenza il trattamento era basato sull'esperienza clinica legata agli eventi nel paziente adulto, ma l'ictus nel paziente pediatrico è ben diverso.

Prevenzione

La mwa6sprevenzione primaria per tutti, ma specialmente per le persone a rischio, si basa su una opportuna informazione sull'ictus e su una educazione a stili di vita adeguati. È stato infatti dimostrato che le modifiche degli stili di vita possono produrre una diminuzione dell'incidenza e della mortalità dell'ictus.

Modifiche degli stili di vita che si associano a una riduzione del rischio di ictus:

• Smettere di fumare - La cessazione del mwa68fumo di sigaretta riduce il rischio di ictus, ed è pertanto indicata nei soggetti di qualsiasi età e per i fumatori sia moderati sia forti.cite-ref-albertsenovervad2015-61-0[61]
• Svolgere una regolare attività fisica. L'attività fisica graduale, di lieve-moderata intensità e di tipo mwa7uaerobico (passeggiata a passo spedito alla velocità di un chilometro in 10-12 minuti), è indicata nella maggior parte dei giorni della settimana, preferibilmente ogni giorno.
• Mantenere un peso corporeo salutare. L'obiettivo può essere raggiunto aumentando gradualmente il livello di attività fisica, controllando l'apporto di grassi e dolciumi, aumentando il consumo di frutta e verdura.
• Ridurre l'apporto di sale nella mwa7gdieta a non oltre i 6 grammi di sale (2,4 g di sodio) al giorno. L'obiettivo può essere raggiunto evitando cibi con elevato contenuto di sale, limitandone l'uso nella preparazione degli alimenti e non aggiungendo sale a tavola.
• Ridurre il consumo di grassi e condimenti di origine animale, sostituendoli con quelli di origine vegetale (in particolare olio extravergine di oliva) e utilizzando i condimenti preferibilmente a crudo.
• Mangiare pesce 2-4 volte la settimana (complessivamente almeno 400 g), quale fonte mwa7sacidi grassi polinsaturi della serie mwa7womega-3, preferibilmente pesce azzurro, salmone, pesce spada, tonno fresco, sgombro, halibut, trota.
• Consumare tre porzioni di verdura e due porzioni di frutta al giorno, e con regolarità mwa74cereali integrali e mwa78legumi quali fonti di energia, proteine di origine vegetale, mwa8afibra alimentare, mwa8evitamine, mwa8ifolati e minerali (potassio, magnesio e calcio). 1 porzione di verdura = 250 g se cotta o 50 g se cruda; 1 porzione di frutta = 150 g.
• Consumare regolarmente latte e alimenti derivati, scegliendo prodotti con basso contenuto lipidico. Per i consumatori abituali di bevande alcoliche, limitare l'assunzione di mwa8qalcol a non più di due bicchieri di mwa8uvino al giorno (o quantità di alcol equivalenti) nei maschi e a un bicchiere nelle donne non in gravidanza, preferibilmente durante i pasti principali, in assenza di mwa8ycontroindicazioni metabolichecite-ref-62[62].

I trattamenti medici che possono ridurre il rischio di ictus sono i seguenti:

• Nel paziente iperteso: il trattamento dell'mwa84ipertensione arteriosa sia sistolica sia diastolica riduce il rischio di ictus indipendentemente dall'età del soggetto e dal grado di ipertensione, ed è pertanto indicato in tutti gli ipertesi. L'obiettivo suggerito dalle linee guida è una pressione <130 e <80mwa88 mm Hg nei diabetici, e almeno <140 e <90mwa9a mm Hg - o decisamente più bassi se tollerati - in tutti i soggetti ipertesi.
• Nel paziente con mwa9ifibrillazione atriale associata a mwa9mvalvulopatia è indicata la terapia mwa9qanticoagulante.
• Nel paziente con fibrillazione atriale non valvolare di età superiore a 75 anni e con fattori aggiuntivi di rischio tromboembolico (mwa9ydiabete mellito, mwa9cipertensione arteriosa, mwa9gscompenso cardiaco, dilatazione atriale sinistra, disfunzione sistolica ventricolare sinistra), è indicata la terapia anticoagulante orale.
• In alternativa alla terapia anticoagulante si utilizza l'mwa9oaspirina che risulta efficace, sia pure in misura inferiore, soprattutto nei seguenti casi: età superiore a 65 anni, se controindicata la terapia anticoagulante orale; età superiore a 75 anni se prevalente il rischio emorragico su quello trombo-embolico; nei casi in cui sia prevedibile una scarsa compliance o vi siano difficoltà di accesso a un monitoraggio affidabile.
• Nel paziente con protesi valvolari cardiache meccaniche è indicata la terapia anticoagulante.
• Nel paziente coronaropatico con colesterolo elevato, per la prevenzione dell'ictus, è indicato il trattamento con le mwa90statine.
• Nel pazienti diabetici di età superiore ai 30 anni con un fattore di rischio aggiuntivo, è indicato l'uso dell'aspirina in prevenzione primaria. Il riconoscimento e la terapia del mwa98diabete mellito sono in ogni caso indicati per la riduzione del rischio di ictus.

Note

cite-note-hlb2014w-11. mwa-omwa-smwa-wWhat Is a Stroke?, su mwa-0nhlbi.nih.gov, 26 marzo 2014. mwa-4URL consultato il 26 febbraio 2015.
cite-note-donnan2008-22. mwbayDonnan GA, Fisher M, Macleod M, Davis SM, mwbacmwbagStroke, in mwbakLancet, vol.mwbao 371, n.mwbas 9624, maggio 2008, pp.mwbaw 1612-23, mwba0DOI:mwba410.1016/S0140-6736(08)60694-7, mwba8PMIDmwbba mwbbe18468545.
cite-note-hlb2014s-33. mwbbkmwbbomwbbsWhat Are the Signs and Symptoms of a Stroke?, su mwbbwnhlbi.nih.gov, 26 marzo 2014. mwbb0URL consultato il 27 febbraio 2015.
cite-note-hlb2014c-44. mwbcmmwbcqmwbcuWho Is at Risk for a Stroke?, su mwbcynhlbi.nih.gov, 26 marzo 2014. mwbccURL consultato il 27 febbraio 2015.
cite-note-hlb2014t-55. mwbc8mwbdamwbdeTypes of Stroke, su mwbdinhlbi.nih.gov, 26 marzo 2014. mwbdmURL consultato il 27 febbraio 2015.
cite-note-feigin05-66. mwbdcFeigin VL, Rinkel GJ, Lawes CM, Algra A, Bennett DA, van Gijn J, Anderson CS, mwbdgmwbdkRisk factors for subarachnoid hemorrhage: an updated systematic review of epidemiological studies, in mwbdoStroke, vol.mwbds 36, n.mwbdw 12, 2005, pp.mwbd0 2773-80, mwbd4DOI:mwbd810.1161/01.STR.0000190838.02954.e8, mwbeaPMIDmwbee mwbei16282541.
cite-note-hlb2014d-77. mwbeymwbecmwbegHow Is a Stroke Diagnosed?, su mwbeknhlbi.nih.gov, 26 marzo 2014. mwbeoURL consultato il 27 febbraio 2015.
cite-note-88. mwbe4mwbe8mwbfaIntervento 'ripulisce' le arterie e riduce la disabilità da ictus, su mwbfeFocus.it. mwbfiURL consultato il 13 aprile 2016.
cite-note-fei2013-99. mwbfgFeigin VL, Forouzanfar MH, Krishnamurthi R, Mensah GA, Connor M, Bennett DA, Moran AE, Sacco RL, Anderson L, Truelsen T, O'Donnell M, Venketasubramanian N, Barker-Collo S, Lawes CM, Wang W, Shinohara Y, Witt E, Ezzati M, Naghavi M, Murray C, mwbfkmwbfoGlobal and regional burden of stroke during 1990-2010: findings from the Global Burden of Disease Study 2010, in mwbfsLancet, vol.mwbfw 383, n.mwbf0 9913, 2014, pp.mwbf4 245-54, mwbf8DOI:mwbga10.1016/S0140-6736(13)61953-4, mwbgePMIDmwbgi mwbgm24449944.
cite-note-gdb2013-1010. mwbgkCollaborators GBD 2013 Mortality and Causes of Death, mwbgomwbgsGlobal, regional, and national age-sex specific all-cause and cause-specific mortality for 240 causes of death, 1990-2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013., in mwbgwLancet, vol.mwbg0 385, 17 dicembre 2014, pp.mwbg4 117-71, mwbg8DOI:mwbha10.1016/S0140-6736(14)61682-2, mwbhePMCmwbhi mwbhm4340604, mwbhqPMIDmwbhu mwbhy25530442.
cite-note-1111. mwbhoAshrafian H, mwbhsmwbhwFamilial stroke 2700 years ago, in mwbh0Stroke, vol.mwbh4 41, n.mwbh8 4, 2010, pp.mwbia e187, mwbieDOI:mwbii10.1161/STROKEAHA.109.573170, mwbimPMIDmwbiq mwbiu20185778.
cite-note-stroke1996-thompson-1212. mwbisThompson JE, mwbiwmwbi0The evolution of surgery for the treatment and prevention of stroke. The Willis Lecture, in mwbi4Stroke, vol.mwbi8 27, n.mwbja 8, 1º agosto 1996, pp.mwbje 1427-34, mwbjiDOI:mwbjm10.1161/01.STR.27.8.1427, mwbjqPMIDmwbju mwbjy8711815.
cite-note-1313. R. Barnhart, ed. mwbjoThe Barnhart Concise Dictionary of Etymology (1995)
cite-note-ninds1999-1414. mwbkaNational Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS), mwbkimwbkmStroke: Hope Through Research, su mwbkqninds.nih.gov, National Institutes of Health, 1999. mwbkuURL consultato il 17 maggio 2015 mwbky(archiviato dall'mwbkcurl originale il 4 ottobre 2015).
cite-note-pmid4914683-1515. mwbksSchiller F, mwbkwmwbk0Concepts of stroke before and after Virchow, in mwbk4Med Hist, vol.mwbk8 14, n.mwbla 2, aprile 1970, pp.mwble 115-31, mwbliDOI:mwblm10.1017/S0025727300015325, mwblqPMCmwblu mwbly1034034, mwblcPMIDmwblg mwblk4914683.
cite-note-fingerboller2010-1616. mwbl0Stanley Finger, François Boller e Kenneth L. Tyler, mwbl4mwbl8Handbook of Clinical Neurology, North-Holland Publishing Company, 2010, p.mwbma 401, mwbmeISBNmwbmi 978-0-444-52009-8. mwbmqURL consultato il 1º ottobre 2013.
cite-note-scadding2011-1717. mwbmgJohn W. Scadding, mwbmkmwbmoClinical Neurology, CRC Press, dicembre 2011, p.mwbms 488, mwbmwISBNmwbm0 978-0-340-99070-4. mwbm8URL consultato il 1º ottobre 2013.
cite-note-sirvenmalamut2008-1818. mwbnmJoseph I. Sirven e Barbara L. Malamut, mwbnqmwbnuClinical Neurology of the Older Adult, Lippincott Williams & Wilkins, 2008, p.mwbny 243, mwbncISBNmwbng 978-0-7817-6947-1. mwbnoURL consultato il 1º ottobre 2013.
cite-note-kaufmanmilstein2012-1919. mwbn4David Myland Kaufman e Mark J Milstein, mwbn8mwboaKaufman's Clinical Neurology for Psychiatrists, Elsevier Health Sciences, 5 dicembre 2012, p.mwboe 892, mwboiISBNmwbom 978-1-4557-4004-8. mwbouURL consultato il 1º ottobre 2013.
cite-note-mosby-2020. mwbokmwbooMosby's Medical Dictionary, 8th edition., Elsevier, 2009.
cite-note-211. mwbo4mwbo8mwbpaWHO Disease and injury country estimates, su mwbpeWorld Health Organization, 2009. mwbpiURL consultato l'11 novembre 2009 mwbpm(mwbpqarchiviato l'11 novembre 2009).
cite-note-2222. mwbpgmwbpkmwbpoBrain Basics: Preventing Stroke, su mwbpsninds.nih.gov, National Institute of Neurological Disorders and Stroke. mwbpwURL consultato il 24 ottobre 2009.
cite-note-2323. mwbqaWorld Health Organisation, mwbqemwbqiCerebrovascular Disorders (Offset Publications), Geneva, World Health Organization, 1978, mwbqmISBNmwbqq 92-4-170043-2, mwbqyOCLCmwbqc mwbqg4757533.
cite-note-2424. mwbqwKidwell CS, Warach S, mwbq0mwbq4Acute ischemic cerebrovascular syndrome: diagnostic criteria, in mwbq8Stroke, vol.mwbra 34, n.mwbre 12, dicembre 2003, pp.mwbri 2995-8, mwbrmDOI:mwbrq10.1161/01.STR.0000098902.69855.A9, mwbruPMIDmwbry mwbrc14605325.
cite-note-2525. mwbrsShuaib A, Hachinski VC, mwbrwmwbr0Mechanisms and management of stroke in the elderly, in mwbr4CMAJ, vol.mwbr8 145, n.mwbsa 5, settembre 1991, pp.mwbse 433-43, mwbsiPMCmwbsm mwbsq1335826, mwbsuPMIDmwbsy mwbsc1878825.
cite-note-stam2005-2626. mwbs0Stam J, mwbs4mwbs8Thrombosis of the cerebral veins and sinuses, in mwbtaThe New England Journal of Medicine, vol.mwbte 352, n.mwbti 17, aprile 2005, pp.mwbtm 1791-8, mwbtqDOI:mwbtu10.1056/NEJMra042354, mwbtyPMIDmwbtc mwbtg15858188.
cite-note-guercini-2727. mwbtwGuercini F, Acciarresi M, Agnelli G, Paciaroni M, mwbt0mwbt4Cryptogenic stroke: time to determine aetiology, in mwbt8Journal of Thrombosis and Haemostasis, vol.mwbua 6, n.mwbue 4, aprile 2008, pp.mwbui 549-54, mwbumDOI:mwbuq10.1111/j.1538-7836.2008.02903.x, mwbuuPMIDmwbuy mwbuc18208534.
cite-note-2828. mwbusBamford J, Sandercock P, Dennis M, Burn J, Warlow C, mwbuwmwbu0Classification and natural history of clinically identifiable subtypes of cerebral infarction, in mwbu4Lancet, vol.mwbu8 337, n.mwbva 8756, giugno 1991, pp.mwbve 1521-6, mwbviDOI:mwbvm10.1016/0140-6736(91)93206-O, mwbvqPMIDmwbvu mwbvy1675378. Later publications distinguish between "syndrome" and "infarct", based on evidence from imaging. "Syndrome" may be replaced by "hemorrhage" if imaging demonstrates a bleed. See mwbvcInternet Stroke Center, mwbvgmwbvkOxford Stroke Scale, su mwbvostrokecenter.org. mwbvsURL consultato il 14 novembre 2008 mwbvw(archiviato dall'mwbv0url originale il 25 ottobre 2008).
cite-note-2929. mwbweBamford JM, mwbwimwbwmThe role of the clinical examination in the subclassification of stroke, in mwbwqCerebrovascular Diseases, 10 Suppl 4, 2000, pp.mwbwu 2-4, mwbwyDOI:mwbwc10.1159/000047582, mwbwgPMIDmwbwk mwbwo11070389.
cite-note-3030. mwbw4(mwbw8mwbxaEN) H P AdamsJr, B H Bendixen, L J Kappelle, J Biller, B B Love, D L Gordon and E E Marsh3rd, mwbxeClassification of subtype of acute ischemic stroke. Definitions for use in a multicenter clinical trial. TOAST. Trial of Org 10172 in Acute Stroke Treatment (mwbxiabstract), in mwbxmStroke, vol.mwbxq 24, n.mwbxu 1, 1º gennaio 1993, pp.mwbxy 35-41, mwbxcDOI:mwbxg10.1161/01.STR.24.1.35, mwbxkPMIDmwbxo mwbxs7678184. mwbxwURL consultato il 31 dicembre 2022 mwbx0(archiviato dall'mwbx4url originale il 31 dicembre 2022).
cite-note-3131. mwbyiNeil Osterweil,, mwbymmwbyqMethamphetamine induced ischemic strokes, su mwbyumedpagetoday.com, Medpagetoday. mwbyyURL consultato il 24 agosto 2013.
cite-note-3232. F. Monaco, R. Torta: Neurolexicon II edizione, pag. 248-249. Centro Scientifico Editore, Torino 2008
cite-note-pmid15900010-3333. mwby0Goldstein LB, Simel DL, mwby4mwby8Is this patient having a stroke?, in mwbzaJAMA, vol.mwbze 293, n.mwbzi 19, maggio 2005, pp.mwbzm 2391-402, mwbzqDOI:mwbzu10.1001/jama.293.19.2391, mwbzyPMIDmwbzc mwbzg15900010.
cite-note-3434. mwbzwNor AM, Davis J, Sen B, Shipsey D, Louw SJ, Dyker AG, Davis M, Ford GA, mwbz0mwbz4The Recognition of Stroke in the Emergency Room (ROSIER) scale: development and validation of a stroke recognition instrument, in mwbz8Lancet Neurology, vol.mwbaa 4, n.mwbae 11, novembre 2005, pp.mwbai 727-34, mwbamDOI:mwbaq10.1016/S1474-4422(05)70201-5, mwbauPMIDmwbay mwbac16239179.
cite-note-352. Se colpito da ictus questa zona causa la mwbasSindrome locked-in
cite-note-3636. mwba8(mwbbamwbbeEN) Joe M. Das; Kingsley Anosike; Ria Monica D. Asunción, mwbbimwbbmSindrome locked-in, su mwbbqncbi.nlm.nih.gov, 24 luglio 2023.
cite-note-3737. mwbbgEnrico Orzes, mwbbkmwbboSindrome locked-in nella SLA: un 'chip cerebrale' per aiutare i pazienti a comunicare, su mwbbsosservatoriomalattierare.it, 29 maggio 2017.
cite-note-3838. mwbb8mwbcamwbceThrombus, su mwbciMedlinePlus, U.S. National Library of Medicine.
cite-note-3939. mwbcymwbccmwbcgCircle of Willis, su mwbckstrokecenter.org, The Internet Stroke Center. mwbcoURL consultato il 9 agosto 2015 mwbcs(archiviato dall'mwbcwurl originale il 9 ottobre 2018).
cite-note-4040. mwbdamwbdemwbdiBrain anaurysm - Introduction, su mwbdmnhs.uk, mwbdqNHS Choices.
cite-note-4141. mwbdgFisher CM, mwbdkmwbdoThe arterial lesions underlying lacunes, in mwbdsActa Neuropathologica, vol.mwbdw 12, n.mwbd0 1, 18 dicembre 1968, pp.mwbd4 1-15, mwbd8DOI:mwbea10.1007/BF00685305, mwbeePMIDmwbei mwbem5708546.
cite-note-4242. mwbecA. S. V. Shah, K. K. Lee, D. A. McAllister, A. Hunter, H. Nair, W. Whiteley, J. P. Langrish, D. E. Newby e N. L. Mills, mwbegmwbekShort term exposure to air pollution and stroke: systematic review and meta-analysis, in mwbeoBMJ, vol.mwbes 350, mar23 11, 24 marzo 2015, pp.mwbew h1295–h1295, mwbe0DOI:mwbe410.1136/bmj.h1295.
cite-note-robbins-4343. mwbfq[ed. by] Vinay Kumar, mwbfuRobbins and Cotran Pathologic Basis of Disease, Professional Edition., 8th, Philadelphia, Pa, Elsevier., 2009, mwbfyISBNmwbfc 978-1-4377-0792-2.
cite-note-ay-4444. mwbfwAy H, Furie KL, Singhal A, Smith WS, Sorensen AG, Koroshetz WJ, mwbf0mwbf4An evidence-based causative classification system for acute ischemic stroke, in mwbf8Annals of Neurology, vol.mwbga 58, n.mwbge 5, novembre 2005, pp.mwbgi 688-97, mwbgmDOI:mwbgq10.1002/ana.20617, mwbguPMIDmwbgy mwbgc16240340.
cite-note-4545. mwbgsmwbgwmwbg0Hypertension, su mwbg4journals.lww.com.
cite-note-4646. mwbhiMiwa K, Hoshi T, Hougaku H, Tanaka M, Furukado S, Abe Y, Okazaki S, Sakaguchi M, Sakoda S, Kitagawa K, mwbhmmwbhqSilent cerebral infarction is associated with incident stroke and TIA independent of carotid intima-media thickness, in mwbhuIntern. Med., vol.mwbhy 49, n.mwbhc 9, 2010, pp.mwbhg 817-22, mwbhkDOI:mwbho10.2169/internalmedicine.49.3211, mwbhsPMIDmwbhw mwbh020453400.
cite-note-dutch-tia92-4747. mwbimHerderscheê D, Hijdra A, Algra A, Koudstaal PJ, Kappelle LJ, van Gijn J, mwbiqmwbiuSilent stroke in patients with transient ischemic attack or minor ischemic stroke. The Dutch TIA Trial Study Group, in mwbiyStroke, vol.mwbic 23, n.mwbig 9, settembre 1992, pp.mwbik 1220-4, mwbioDOI:mwbis10.1161/01.STR.23.9.1220, mwbiwPMIDmwbi0 mwbi41519274. mwbi8URL consultato il 9 agosto 2015 mwbja(archiviato dall'mwbjeurl originale l'8 aprile 2020).
cite-note-4848. mwbjuLeary MC, Saver JL, mwbjymwbjcAnnual incidence of first silent stroke in the United States: a preliminary estimate, in mwbjgCerebrovasc. Dis., vol.mwbjk 16, n.mwbjo 3, 2003, pp.mwbjs 280-5, mwbjwDOI:mwbj010.1159/000071128, mwbj4PMIDmwbj8 mwbka12865617.
cite-note-4949. mwbkqVermeer SE, Koudstaal PJ, Oudkerk M, Hofman A, Breteler MM, mwbkumwbkyPrevalence and risk factors of silent brain infarcts in the population-based Rotterdam Scan Study, in mwbkcStroke, vol.mwbkg 33, n.mwbkk 1, gennaio 2002, pp.mwbko 21-5, mwbksDOI:mwbkw10.1161/hs0102.101629, mwbk0PMIDmwbk4 mwbk811779883. mwblaURL consultato il 9 agosto 2015 mwble(archiviato dall'mwbliurl originale il 16 luglio 2012).
cite-note-5050. mwblymwblcmwblgNeuroradiologo, trombectomia procedura sicura che limita disabilità da ictus, su mwblkAdnkronos. mwbloURL consultato il 13 aprile 2016.
cite-note-5151. mwbl4mwbl8mwbmaNuove linee guida Aha/Asa sull’ictus, incoraggiata la trombectomia con stent retriever - Doctor33, su mwbmeDoctor33 il portale dei medici italiani. mwbmiURL consultato il 13 aprile 2016.
cite-note-5252. mwbmyGiovanni Morone, Angela Palomba e Alex Martino Cinnera, mwbmcmwbmgSystematic review of guidelines to identify recommendations for upper limb robotic rehabilitation after stroke, in mwbmkEuropean Journal of Physical and Rehabilitation Medicine, 25 gennaio 2021, mwbmoDOI:mwbms10.23736/S1973-9087.21.06625-9. mwbmwURL consultato il 2 febbraio 2021.
cite-note-5353. mwbnamwbnemwbniProgramma di riabilitazione post ictus in famiglia, su mwbnmriabilitazione-ictus-cerebrale.it.
cite-note-5454. mwbncSofia Straudi, Andrea Baroni e Sonia Mele, mwbngmwbnkThe effects of a robot-assisted arm training plus hand functional electrical stimulation on recovery after stroke: a randomized clinical trial, in mwbnoARCHIVES OF PHYSICAL MEDICINE AND REHABILITATION, mwbnsDOI:mwbnw10.1016/j.apmr.2019.09.016.
cite-note-5555. mwboaSofia Straudi, Simo Tarchini e Ludovica Baluardo, mwboeOverview sull’utilizzo della riabilitazione robotica dell’arto superiore in pazienti con esiti di ictus cerebri, in mwboiGiornale italiano di Medicina Riabilitativa, vol.mwbom 36, n.mwboq 3.
cite-note-0-5656. mwbowStefano Mazzoleni, Antonella Focacci e Marco Franceschini, mwbo0mwbo4Robot-assisted end-effector-based gait training in chronic stroke patients: A multicentric uncontrolled observational retrospective clinical study, in mwbo8NeuroRehabilitation, vol.mwbpa 40, n.mwbpe 4, 9 giugno 2017, pp.mwbpi 483-492, mwbpmDOI:mwbpq10.3233/nre-161435. mwbpuURL consultato il 24 maggio 2023.
cite-note-5757. mwbpkHermano Igo Krebs, Bruce T. Volpe e Dustin Williams, mwbpomwbpsRobot-Aided Neurorehabilitation: A Robot for Wrist Rehabilitation, in mwbpwIEEE Transactions on Neural Systems and Rehabilitation Engineering, vol.mwbp0 15, n.mwbp4 3, 2007-09, pp.mwbp8 327-335, mwbqaDOI:mwbqe10.1109/tnsre.2007.903899. mwbqiURL consultato il 24 maggio 2023.
cite-note-5858. mwbqyA. De Tanti e D. Saviola, mwbqcmwbqgRiabilitazione della persona con esiti di trauma cranioencefalico e di grave cerebrolesione acquisita, in mwbqkEMC - Medicina Riabilitativa, vol.mwbqo 15, n.mwbqs 3, 2008-01, pp.mwbqw 1-23, mwbq0DOI:mwbq410.1016/s1283-078x(08)70220-7. mwbq8URL consultato il 24 maggio 2023.
cite-note-5959. mwbrmPeter S. Lum, Charles G. Burgar e Machiel Van der Loos, mwbrqmwbruMIME robotic device for upper-limb neurorehabilitation in subacute stroke subjects: A follow-up study, in mwbryThe Journal of Rehabilitation Research and Development, vol.mwbrc 43, n.mwbrg 5, 2006, p.mwbrk 631, mwbroDOI:mwbrs10.1682/jrrd.2005.02.0044. mwbrwURL consultato il 24 maggio 2023.
cite-note-6060. mwbsaGert Kwakkel, Boudewijn J. Kollen e Hermano I. Krebs, mwbsemwbsiEffects of Robot-Assisted Therapy on Upper Limb Recovery After Stroke: A Systematic Review, in mwbsmNeurorehabilitation and Neural Repair, vol.mwbsq 22, n.mwbsu 2, 17 settembre 2007, pp.mwbsy 111-121, mwbscDOI:mwbsg10.1177/1545968307305457. mwbskURL consultato il 24 maggio 2023.
cite-note-albertsenovervad2015-6161. mwbs0Ida Ehlers Albertsen, Thure Filskov Overvad, Gregory Y.H. Lip e Torben Bjerregaard Larsen, mwbs4mwbs8Smoking, atrial fibrillation, and ischemic stroke, in mwbtaCurrent Opinion in Cardiology, vol.mwbte 30, n.mwbti 5, 2015, pp.mwbtm 512-517, mwbtqDOI:mwbtu10.1097/HCO.0000000000000205, mwbtyISSNmwbtc 0268-4705.
cite-note-6262. mwbuiEvidence for a protective effect of polyphenols-containing foods on cardiovascular health: an update for clinicians

Voci correlate
Altri progetti

Altri progetti

• Wikiquote
• Wikizionario
• Wikimedia Commons

• Wikiquote contiene citazioni sull'ictus
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «ictus»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sull'ictus

Collegamenti esterni

• citerefuniverso-del-corpoCesare Fieschi e Anne Falcou, Ictus cerebrale, in Universo del corpo, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1999.
• citerefsapere-itictus, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) stroke, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwbvsIctus:cause, sintomi e terapie, su saperesalute.it.
• mwbv0Linee-guida italiane di prevenzione e trattamento dell’ictus cerebrale, su spread.it.
• mwbv8Innalzamento pressorio nella fase acuta dell'ictus: significato prognostico, su hypertension.it. URL consultato il 15 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 7 dicembre 2009).
• mwbweIctus: una speranza dall'ipotermia (Corriere della sera, 24.01.2011) (PDF), su eurohyp.org.
• mwbwmTherapeutic hypothermia for acute ischemic stroke (Journal of Cerebral Blood Flow & Metabolism - 2010) (PDF), su camarades.info.
• mwbwuInfarto Acuto Immagini TAC dal sito CTCases.net
• mwbwcLo stroke ischemico pediatrico, su alessioastolfi.it. URL consultato il 14 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2016).
• mwbwkIctus perinatale e infantile, su fightthestroke.org.